{"id":3793,"date":"2011-10-25T22:41:41","date_gmt":"2011-10-25T20:41:41","guid":{"rendered":"http:\/\/www.lacanquotidien.fr\/blog\/?p=3793"},"modified":"2011-11-04T00:32:14","modified_gmt":"2011-11-03T23:32:14","slug":"antonio-di-ciaccia-%c2%ab-mancamento-radiale-%c2%bb","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/lacanquotidien.fr\/blog\/2011\/10\/antonio-di-ciaccia-%c2%ab-mancamento-radiale-%c2%bb\/","title":{"rendered":"ANTONIO DI CIACCIA, \u00ab Mancamento radiale \u00bb"},"content":{"rendered":"<p style=\"text-align: justify;\"><!--more-->Ho intitolato cos\u00ec questa rubrica\u00a0: \u00e8 un omaggio ad Andrea Zanzotto, il grande poeta italiano scomparso pochi giorni fa. Il \u00ab\u00a0mancamento\u00a0radiale\u00a0\u00bb, tratto dalla poesia <em>La perfezione della neve<\/em> (1968), \u00e8 la definizione data da Stefano Agosti all\u2019esperienza del Poeta di Pieve di Soligo, \u00ab\u00a0che vede il Soggetto collocato nel punto centrale di una sfasatura che coinvolge (e sconvolge) l\u2019assetto del mondo\u00a0\u00bb. Ma \u00ab\u00a0mancamento\u00a0\u00bb \u00e8 il termine con cui Zanzotto stesso definisce l\u2019opera che Lacan\u00a0ha prodotto, poich\u00e9 egli ha insediato \u00ab un mancamento nel posto dell\u2019ego, introducendo consistenze da dantesco Cielo della Luna nel punto focale dei paradisi dell\u2019io (Io\u00a0?)\u00a0\u00bb, come scrive nel breve saggio del 1979 \u00ab\u00a0Nei paraggi di Lacan\u00a0\u00bb.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">L\u2019io\u00a0? Che cos\u2019\u00e8 l\u2019io\u00a0? Dice in una poesia di <em>Vocativo <\/em>(1957)\u00a0:<\/p>\n<p style=\"text-align: right;\"><em>\u2013 Io \u2013 in tremiti continui, \u2013 io \u2013 disperso<\/em><\/p>\n<p style=\"text-align: right;\"><em>e presente\u00a0: mai giunge<\/em><\/p>\n<p style=\"text-align: right;\"><em>l\u2019ora tua,<\/em><\/p>\n<p style=\"text-align: right;\"><em>mai suona il cielo del tuo vero nascere.<\/em><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><em>Vocativo\u00a0<\/em>(1957): gi\u00e0 fin da subito Stefano Agosti aveva constatato \u00ab\u00a0sintomatiche quanto straordinarie coincidenze e magari anticipazioni\u00a0\u00bb con il detto lacaniano. Ma che cosa spinge il Poeta \u00ab\u00a0a sfogliare con ansia\u00a0\u00bb, un numero de <em>La<\/em> <em>Psychanalyse<\/em> scoperto su un tavolo\u00a0? Era il momento in cui, com\u2019egli dice, \u00ab\u00a0dovevo\u00a0\u00bb frequentare degli psichiatri, i quali non erano proprio \u00ab\u00a0ortodossi\u00a0\u00bb se gli avevano sussurrato il nome ancora sconosciuto di Lacan. Il mancamento dell\u2019io, il mancamento del mondo e di tutto il tessuto che chiamiamo realt\u00e0 lo aveva indotto a distogliersi dal tentativo di reperire dei significati autentici da rinvenire all\u2019interno dei segni. Trova, invece, il suo punto di riferimento, nuovo, inatteso, sconvolgente, nel significante.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">In <em>Belt\u00e0<\/em> (1968), quando ormai\u00a0la sua sfiducia nei significati \u00e8 diventata totale, si rivela per lui fecondo solo l\u2019appliglio al significante. Ormai \u00e8 sul significante che egli fonder\u00e0 la sua esperienza di soggetto, \u00e8 tramite il significante che gli \u00e8 possibile far affiorare qualche cosa che, profondamente, lo lavora e lo tritura. Cos\u00ec <em>Belt\u00e0<\/em> (1968) e le opere che seguono passano dal significante sganciato dal significato per ricomporsi in balbettio, in sillabazione, nell\u2019uso dell\u2019italiano parlato per finire al dialetto, al neologismo, alla lingua privata, alla lingua inventata, alla lingua infante. \u00ab\u00a0Ascoltarlo era ascoltare, allo stesso tempo, il pi\u00f9 colto, raffinato, lavorato, inventato dei linguaggi, un balbettio quasi infantile, il suono delle parole nel loro germinare nel nostro stesso corpo, prima di ogni significato\u00a0\u00bb, scrive Massimo Cacciari su <em>la Repubblica <\/em>(19 ottobre 2011). E Franco Marcoaldi, sempre sul medesimo quotidiano, ricorda \u00ab\u00a0quanto i balbettii, le onomatopee, i grumi sillabici, i silenzi senza sobcco di una \u2018psiche ustionata\u2019 finiscano per dar luogo a un proliferare di voci, a una deflagrazione della materia linguistica e dunque a uno \u2018zampillio segnico\u2019 irrefrenabile\u00a0\u00bb. Tutto ci\u00f2 si configura come una lingua incomparabile \u00ab\u00a0suscettibile di registrare, da un punto infinitamente regredito della parola, il mondo e il vissuto, il falso e l\u2019autentico, il giocoso e il tragico, come non si era mai verificato \u2013 per una tale ampiezza di registri e di temi \u2013 nella storia della lingua e della letteratura italiana\u00a0\u00bb, per dirla ancora con Agosti.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><em>Belt\u00e0<\/em> segue di poco la pubblicazione degli <em>Ecrits<\/em> di Lacan, di cui Zanzotto a Milano aveva assistito a una conferenza tenuta in quel tempo. E Lacan ritorna citato direttamente, qualche anno dopo, nel bel mezzo di <em>La Pasqua a Pieve di Soligo <\/em>(1973), dove in una nenia ironica, puntellata come le <em>Lamentazioni<\/em> del profeta Geremia, il Poeta interrompe la lingua italiana per passare al francese\u00a0parafrasando Francis Jammes e terminare poi con un desiderio detto alla tedesca :<\/p>\n<p style=\"text-align: right;\"><em>\u00ab\u00a0[\u2026] oui, je veux savoir ce qu\u2019en pense l\u2019\u00e9cole freudienne de Paris,<\/em><\/p>\n<p style=\"text-align: right;\"><em>peut-\u00eatre par l\u00e0 arriverai-je \u00e0 \u00e9touffer mes soucis\u00a0; <\/em><\/p>\n<p style=\"text-align: right;\"><em>je d\u00e9borderais comme ce halo, comme cette herbe, du grabat<\/em><\/p>\n<p style=\"text-align: right;\"><em>o\u00f9 mon Begehren m\u2019a clou\u00e9 et d\u2019\u0152dipe le st\u00e9rile combat\u00a0\u00bb.<\/em><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Tuttavia, scrive Zanzotto, \u00ab il debito e il confronto con Lacan era destinato a crescere, ad allargarsi\u00a0\u00bb, poich\u00e9 nel corteo \u00ab\u00a0trionfale\u00a0\u00bb della psicoanalisi, laddove Freud si installava o era installato \u00ab\u00a0quale Imperator vincitore, Lacan sembrava volersi inserire sempre pi\u00f9 con il ruolo del rosso folletto che contraffaceva le mosse del Cesare, del Padrone, rivelandone l\u2019intima figura [\u2026] Colui che agli inizi poteva anche aver assunto una fredda faccia da doctor vampirico, cangiava e roteava come un jolly, buttando s\u00f9 con il suo verbeggiare un\u2019infinit\u00e0 di trucioli, ancora e sempre pi\u00f9 importanti di tutto il resto, e tanto pi\u00f9 pungenti di\u00a0\u2018in-verit\u00e0-vi-dico\u2019 quanto pi\u00f9 deteriorati da rumori di fondo e da equivoci\u00a0\u00bb.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">E\u2019 il fluttuare de <em>lalingua<\/em> che affascina Zanzotto, che ritrova in Lacan quella che egli chiama \u00ab\u00a0matrit\u00e0\u00a0\u00bb, la lingua che \u00e8 la madre terra, l\u2019idioma di fondo, quella di cui lui e Lacan si servono a proprio uso, spezzettando e contraffacendo le lingue ormai morte. \u00ab\u00a0Queste microlettere \u2013 scrive ancora \u2013, queste inezie, queste tessere di un saccheggiato mosaico o puzzle, sono come talismani capaci di orientare in certe proibite Holzwege della poesia, quando gi\u00e0 essi non la costituiscano\u00a0\u00bb.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><em>Lalingua<\/em>\u00a0: che ormai \u00e8 l\u00e0 solo per dire il livello zero in cui si dice il residuo, il resto, il detrito umano o \u2013 per dirla con una sua poesia molto pi\u00f9 tarda di <em>Conglomerati<\/em> (2009) dal titolo \u00ab\u00a0la muffa\u00a0\u00bb \u2013, quell\u2019insignificate muffetta che ha attecchito sulla terra e in cui si riduce l\u2019umanit\u00e0 stessa. E, in una nota, si domanda sornione\u00a0: \u00ab\u00a0E il mondo dei concetti come fa a convivere con questa muffa, anzi ad essere <em>secreto<\/em> dalla muffa stessa\u00a0?\u00a0\u00bb.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">E che cos\u2019\u00e8 questo <em>secreto<\/em>\u00a0? se non la poesia stessa, quella che il Poeta sente e fiuta in Lacan. Forse \u00e8 questo che gli permette di scrivere, alla fine del testo su Lacan\u00a0: \u00ab\u00a0Credo che convenga comunque sperare nella sua non speranza\u00a0\u00bb.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p style=\"text-align: justify;\">\n","protected":false},"author":9,"featured_media":3794,"comment_status":"closed","ping_status":"closed","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"_monsterinsights_skip_tracking":false,"_monsterinsights_sitenote_active":false,"_monsterinsights_sitenote_note":"","_monsterinsights_sitenote_category":0,"footnotes":""},"categories":[562],"tags":[],"class_list":["post-3793","post","type-post","status-publish","format-standard","has-post-thumbnail","hentry","category-italiano"],"_links":{"self":[{"href":"https:\/\/lacanquotidien.fr\/blog\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/3793","targetHints":{"allow":["GET"]}}],"collection":[{"href":"https:\/\/lacanquotidien.fr\/blog\/wp-json\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/lacanquotidien.fr\/blog\/wp-json\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/lacanquotidien.fr\/blog\/wp-json\/wp\/v2\/users\/9"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/lacanquotidien.fr\/blog\/wp-json\/wp\/v2\/comments?post=3793"}],"version-history":[{"count":4,"href":"https:\/\/lacanquotidien.fr\/blog\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/3793\/revisions"}],"predecessor-version":[{"id":3797,"href":"https:\/\/lacanquotidien.fr\/blog\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/3793\/revisions\/3797"}],"wp:featuredmedia":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/lacanquotidien.fr\/blog\/wp-json\/wp\/v2\/media\/3794"}],"wp:attachment":[{"href":"https:\/\/lacanquotidien.fr\/blog\/wp-json\/wp\/v2\/media?parent=3793"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https:\/\/lacanquotidien.fr\/blog\/wp-json\/wp\/v2\/categories?post=3793"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https:\/\/lacanquotidien.fr\/blog\/wp-json\/wp\/v2\/tags?post=3793"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}