{"id":7856,"date":"2012-01-22T08:34:47","date_gmt":"2012-01-22T07:34:47","guid":{"rendered":"http:\/\/www.lacanquotidien.fr\/blog\/?p=7856"},"modified":"2012-01-26T18:26:51","modified_gmt":"2012-01-26T17:26:51","slug":"la-lettera-piove-al-teatro-valle-di-celine-menghui","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/lacanquotidien.fr\/blog\/2012\/01\/la-lettera-piove-al-teatro-valle-di-celine-menghui\/","title":{"rendered":"La lettera piove al Teatro Valle di C\u00e9line Menghui"},"content":{"rendered":"<p style=\"text-align: justify;\"><!--more-->In una citt\u00e0 di cui si lamenta il grigiore culturale; dove si dice che a sbalzi qualcosa succede e sorprende, nel campo dell\u2019arte, e poi tutto di nuovo tace e si addormenta, o ci si addormenta; dove per chi lavora \u00e8 difficile e per chi non lavora \u00e8 drammatico; dove per andare a prendere il tram 8 ci si imbatte in mucchi di corpi avvolti in cartoni e coperte infeltrite, corpi dell\u2019Est; in una citt\u00e0 cos\u00ec, Roma, in questa Italia, dove le parole si sono svuotate nel mulinello televisivo, e l\u2019immagine \u00e8 al potere (Cfr. Valerio Magrelli, Il sessantotto realizzato da Mediaset. Un dialogo agli inferi. EBOOK); dove una nave da crociera di una delle pi\u00f9 rinomate compagnie di armatori s\u2019inabissa per il vezzo idiota del suo comandante sbruffone &#8211; fare l\u2019\u201dinchino\u201d a pochi metri dalla costa nello stile da \u201cGrande fratello\u201d; dove lo stesso comandante abbandona la nave trasgredendo la Legge del mare e la sua etica, ogni tanto una brezza ci sfiora, come quando avviene un incontro prezioso come quello che si \u00e8 svolto nel settecentesco teatro Valle poche sere fa &#8211; un incontro di voci, di suoni e di lettere, sulle ali delle parole pronunciate in lingue diverse e con la forza che presiede l\u2019atto di parola.<br \/>\nI giovani occupanti del Valle, ormai da 213 giorni impegnati nel fare di questo teatro un crogiuolo della cultura e un laboratorio permanente, e in queste ore dediti alla raccolta di fondi a sostegno di una fondazione \u201cTeatro Valle occupato\u201d, hanno mescolato il loro desiderio con il desiderio dei borsisti della Villa Medici \u2013 storici dell\u2019arte, restauratori, compositori, scrittori, filosofi, poeti, musicisti, scenografi e registi (Joana Barreto, C\u00e9line Bonnot-Diconne, Juan Pablo Carre\u00f1o, Chlo\u00e9 Delaume, Caroline Deruas, Catherine Libert, Malik Mezzadri, Eric Pagliano, R\u00e9my Yadan, Philippe Arti\u00e8res) per rendere omaggio a due grandi poeti recentemente scomparsi \u2013 Andrea Zanzotto di Pieve di Soligo e Edouard Glissant originario della Martinica.<br \/>\nSiamo sul palcoscenico, sulle sedie, alcuni in piedi, altri per terra sul boccascena. Il sipario \u00e8 chiuso, non sappiamo se qualcosa succede in quell\u2019altrove che \u00e8 la platea. Noi siamo nel posto degli attori, in silenzio, siamo per cos\u00ec dire sull\u2019\u201daltra scena\u201d \u2013 l\u2019inconscio. Una voce rompe il silenzio, arriva dall\u2019alto di una scala a chiocciola, come da un padiglione auricolare che convoglia il suono, un\u2019altra giunge dal basso del boccascena in mezzo a noi, poi di nuovo dall\u2019alto. Di lato, un flauto traverso prende il rel\u00e8 di un suono quasi primordiale emesso da una bocca che gi\u00e0 \u00e8 musica.<br \/>\nQueste voci siamo un po\u2019 noi, i versi nascono l\u00ec, tra noi, da noi, come se qualcosa dell\u2019intimit\u00e0 di ciascuno si aprisse e si liberasse nello slancio dalle strettezze del discorso che ci siamo lasciati alle spalle, fuori. Eppure, di scena, \u00e8 la lettera, noi non facciamo nulla, se non ascoltare e voltare la testa, di tanto in tanto, per intercettare, catturato dall\u2019occhio di bue, il corpo che incarna la voce, lass\u00f9 in cima, quaggi\u00f9 a pochi passi. La lettera piove dalle cantinelle o scivola sulla scena in tutta la sua materialit\u00e0 di frammenti poetici, cos\u00ec, come apparve a Lacan \u201cil ruscellamento delle acque, [\u2026] quell&rsquo;unica traccia ad apparire nella pianura [\u2026] desolata che \u00e8 la pianura siberiana, piena di riflessi, riflessi di quel ruscellamento, che mettono in ombra ci\u00f2 che non scintilla\u201c.<br \/>\nSi crea una strana intimit\u00e0 tra noi e la lettera, quando Maddalena Crippa, attrice di Giorgio Strehler e di Peter Stein, pronuncia gli Idiomi e i Fosfeni di Zanzotto, e quando Anne Consigny, attrice di Peter Brook e di Manoel de Oliveira, parla di \u201dles grands chaos\u201d, \u201cau bord du monde\u201d, \u201cle tout-monde\u201d, \u201ctout-monde\u201d.<br \/>\nCi prepara Zanzotto, il tormentato dalla lingua che entrava e usciva dall\u2019\u201didioma\u201d, che ribadiva che la lingua \u00e8 una questione di miscellanea, condivisione e incroci, ci prepara all\u2019altro luogo &#8211; \u201cNoi siamo portati a pensare comunque al sogno come a uno sguardo su un altrove che pur \u00e8 interiore, in esso abbiamo la sensazione di essere noi, come camminanti su un filo. [\u2026] V\u2019\u00e8 nella poesia la forza che si scatena dal ricongiungimento del rebus della lingua come tale al rebus dell\u2019inconscio-sogno\u201d (Prospezioni e consuntivi, p. 1287-1293); ci prepara Glissant, il pensatore della \u201ccreolizzazione\u201d, che sosteneva le identit\u00e0 multiple \u00ab\u00a0all&rsquo;incrocio tra s\u00e9 e gli altri\u00a0\u00bb, ci prepara a sostare nell\u2019atmosfera dell\u2019 I AM US, io sono noi, nel luogo di una frontiera labile \u2013 \u201cJe peux changer en \u00e9changeant avec l\u2019autre, sans me perdre pourtant ni me d\u00e9naturer. C\u2019est pourquoi nous avons besoin des fronti\u00e8res, non plus pour nous arr\u00eater, mais pour exercer ce libre passage du m\u00eame \u00e0 l\u2019autre, pour souligner la merveille de l\u2019ici-l\u00e0\u201d (E. G.).<br \/>\nIl ruscellamento, ci dice Lacan, \u00e8 un bouquet &#8211; \u201cfa bouquet con quello che altrove ho distinto come tratto primo e quello che questo cancella. [\u2026] l&rsquo;ho detto a proposito del tratto unario: \u00e8 con la cancellatura del tratto che si designa il soggetto. Lo si osserva dunque in due tempi. Ed \u00e8 dunque necessario che vi si distingua la cancellatura\u201d (J.L., Lituraterra).<br \/>\nSono piccoli gesti, trovate apparentemente semplici a fare il teatro.<br \/>\nQuando si apre il sipario, e si annuncia un tempo due rispetto al tempo uno di quando il sipario era chiuso, la platea sembra vuota, noi cancellati l\u00ec, ma da quel vuoto, da quella pianura deserta, salgono, spaziate come sono i bianchi della poesia, i suoi buchi, i suoi vuoti, altre voci incarnate che veicolano la lettera \u2013 da una poltrona, da un palco, e poi di nuovo dal boccascena, dalla scala a chiocciola, dalla cantinella \u2013 Majakowsky. Michaux. Rimbaud. E poi di nuovo Zanzotto. E di nuovo Glissant. E tanti ancora, In russo, in francese, in italiano, in spagnolo, forse in ungherese. Epoche diverse, contemporaneit\u00e0 diverse fanno della diacronia una sincronia, mentre la discontinuit\u00e0 volge al senza soluzione di continuit\u00e0.<br \/>\nNoi guardiamo la platea, dove siamo cancellati per ritrovarci soggetti, responsabili dell\u2019effetto che le parole scavano in ciascuno di noi, e al contempo, grazie alla lettera, poetica, che raggiunge ciascuno, uno per uno, che ci scivola dentro, grazie alla lettera ci ritroviamo a \u201cn\u2019\u00eatre plus la voix de personne\/tant que des ondes et des bois\u201d, come scriveva Paul Val\u00e9ry.<br \/>\nL\u2019intimit\u00e0 pi\u00f9 profonda scivola nell\u2019estimit\u00e0 pi\u00f9 lontana e strana, le due coagulate nell\u2019Uno che non \u00e8 unione, ma \u00e8 marchio della solitudine dell\u2019essere parlante fronte alla sparizione dell\u2019Altro inesistente. Intima ed estima, questa solitudine dell\u2019Uno espone ciascuno al mistero dell\u2019alterit\u00e0 pi\u00f9 assoluta \u2013 l\u2019Altro femminile, l\u2019Altro diverso, l\u2019Altro emigrato, l\u2019Altro della lingua altra, l\u2019Altro del godimento sconosciuto, misterioso e opaco che fa paura.<br \/>\nCome il palcoscenico si \u00e8 aperto alla platea, tirato via il diaframma del sipario, cos\u00ec a ciascuno conviene aprirsi al proprio esilio, perch\u00e9 l\u00ec, in quell\u2019esilio, possa trovare il marchio, la lettera che condensa il godimento impossibile, quello che, una volta per sempre, ha fatto per ciascuno il suo proprio esilio dal Tutto.<br \/>\nZanzotto, Glissant \u2013 perch\u00e9 loro? Perch\u00e9 proprio loro? Perch\u00e9 la lingua, la lalingua, \u00e8 fatta d\u2019idiomi &#8211; \u201cNessuno si \u00e8 qui soffermato \u2013 Anzi moltissimi.\/Ma ogni presenza \u00e8 cos\u00ec sua di s\u00e9\/e questo spazio cos\u00ec oltrato oltrato\u2026(che)\u201d (A.Z., L\u2019elegia in pet\u00e8l, 1968); perch\u00e9 solo la compresenza delle lingue salva una lingua &#8211; \u201cJ\u2019\u00e9cris en pr\u00e9sence de toutes les langues du monde\u201d (E.G., Congr\u00e8s Eurozine \u2019Crosswords X Mots-crois\u00e9s\u2019 2008).<br \/>\nLa lettera, il poeta che annusa l\u2019aria dei tempi, le lettere, una per una come le donne, quando piovono, come sulla Siberia di Lacan, gettano un\u2019ombra speciale su ci\u00f2 che non scintilla. Quest\u2019ombra non \u00e8 quella che cade sul soggetto, ma \u00e8 il riflesso della cancellatura che lo ha fatto nascere. La lettera graffia il grigiore dei discorsi. L\u2019amore per la lettera e per il reale che porta in s\u00e9 rende meno drammatiche e meno orribili le relazioni tra gli esseri umani, le relazioni con quell\u2019altrove, quell\u2019\u201doltrato\u201d che loro appartiene e che fanno incarnare agli altri &#8211; i diversi, gli strani, le donne. L\u2019amore per la lettera ci salva forse un po\u2019 nella relazione con il nostro godimento opaco, singolare, ce lo fa amare un po\u2019.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p style=\"text-align: justify;\">\n","protected":false},"author":9,"featured_media":7860,"comment_status":"closed","ping_status":"closed","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"_monsterinsights_skip_tracking":false,"_monsterinsights_sitenote_active":false,"_monsterinsights_sitenote_note":"","_monsterinsights_sitenote_category":0,"footnotes":""},"categories":[562],"tags":[596,1562,1561],"class_list":["post-7856","post","type-post","status-publish","format-standard","has-post-thumbnail","hentry","category-italiano","tag-andrea-zanzotto","tag-inconscio","tag-lettera"],"_links":{"self":[{"href":"https:\/\/lacanquotidien.fr\/blog\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/7856","targetHints":{"allow":["GET"]}}],"collection":[{"href":"https:\/\/lacanquotidien.fr\/blog\/wp-json\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/lacanquotidien.fr\/blog\/wp-json\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/lacanquotidien.fr\/blog\/wp-json\/wp\/v2\/users\/9"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/lacanquotidien.fr\/blog\/wp-json\/wp\/v2\/comments?post=7856"}],"version-history":[{"count":5,"href":"https:\/\/lacanquotidien.fr\/blog\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/7856\/revisions"}],"predecessor-version":[{"id":7858,"href":"https:\/\/lacanquotidien.fr\/blog\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/7856\/revisions\/7858"}],"wp:featuredmedia":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/lacanquotidien.fr\/blog\/wp-json\/wp\/v2\/media\/7860"}],"wp:attachment":[{"href":"https:\/\/lacanquotidien.fr\/blog\/wp-json\/wp\/v2\/media?parent=7856"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https:\/\/lacanquotidien.fr\/blog\/wp-json\/wp\/v2\/categories?post=7856"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https:\/\/lacanquotidien.fr\/blog\/wp-json\/wp\/v2\/tags?post=7856"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}